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Uscire dal regime forfettario: guida completa
Superare le soglie del forfettario non è una disgrazia: di solito significa che l'attività cresce. Ma l'uscita dal regime ha tempi e conseguenze diversi a seconda di come avviene, e farsi trovare impreparati può costare caro.
Le due soglie da conoscere
Il regime forfettario prevede due soglie di ricavi e compensi con effetti molto diversi:
- oltre 85.000 euro ma entro 100.000 euro: il regime si applica ancora per tutto l'anno in corso e l'uscita scatta dall'anno successivo;
- oltre 100.000 euro: l'uscita è immediata, in corso d'anno, con applicazione dell'IVA a partire dall'operazione che comporta il superamento e tassazione ordinaria dell'intero reddito dell'anno.
La differenza è enorme: nel primo caso c'è il tempo di organizzarsi, nel secondo si cambia mondo dall'oggi al domani, in mezzo alla stagione di lavoro.
Le altre cause di uscita
Si esce dal regime anche senza superare le soglie: spese per dipendenti e collaboratori oltre 20.000 euro lordi, redditi di lavoro dipendente o pensione oltre la soglia prevista, partecipazioni in società di persone o controllo di SRL che esercitano attività riconducibili alla propria, fatturazione prevalente verso l'ex datore di lavoro. In questi casi l'uscita decorre dall'anno successivo a quello in cui la causa si verifica.
Cosa cambia con il passaggio all'ordinario
- IVA: le operazioni diventano imponibili, con obbligo di rivalsa, liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale; i prezzi verso i privati vanno ripensati, perché l'IVA non è un ricavo;
- reddito: si passa dal coefficiente di redditività ai costi reali, con tassazione IRPEF per scaglioni e addizionali al posto dell'imposta sostitutiva;
- contabilità: scatta l'obbligo della contabilità, semplificata o ordinaria a seconda dei volumi;
- ritenute: i compensi dei professionisti tornano soggetti a ritenuta d'acconto, e l'impresa diventa sostituto d'imposta sui compensi che eroga;
- ISA: si entra nel mondo degli indici sintetici di affidabilità fiscale.
La rettifica IVA a favore
C'è anche una buona notizia: chi entra nel regime ordinario può recuperare, tramite la rettifica della detrazione, l'IVA non detratta sui beni ancora in possesso acquistati durante il forfettario, nei limiti e con le regole dell'articolo 19-bis2 del decreto IVA: merci in magazzino e beni strumentali entro il periodo di osservazione. Vale la pena fotografare con cura le rimanenze al momento del passaggio.
Tassazione: cosa aspettarsi dopo il forfait
Nel forfettario l'imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per le nuove attività) si applica su un reddito determinato a forfait, con contributi spesso ridotti. Nell'ordinario il reddito effettivo sconta IRPEF progressiva e addizionali, ma diventano deducibili i costi reali e si aprono detrazioni e deduzioni precluse nel forfait. Per molte attività con costi rilevanti la differenza è meno drammatica del previsto; per le attività a bassi costi, l'aumento del prelievo è invece significativo e va pianificato.
Uscita subita o uscita scelta
Sopra una certa redditività, restare nel forfettario non è sempre l'obiettivo giusto: la SRL, con IRES proporzionale e possibilità di trattenere utili, può diventare più efficiente della permanenza forzosa sotto soglia, specie quando il contenimento dei ricavi significa rinunciare a crescere. Rifiutare lavori a novembre per non sforare è il segnale classico che la struttura è diventata troppo stretta.
Come prepararsi per tempo
- monitorare i ricavi in corso d'anno, soprattutto da settembre in poi, distinguendo le due soglie;
- simulare prima la tassazione ordinaria sul proprio profilo di costi, per conoscere il nuovo carico prima che arrivi;
- predisporre la fatturazione per il cambio IVA, listini compresi, se il superamento dei 100.000 euro è possibile;
- valutare con il commercialista l'alternativa societaria prima dell'uscita, non dopo: alcune scelte rendono di più se fatte a inizio anno.